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Domande d'esame su ammortamenti, rimanenze e assestamento: le 12 che escono davvero, con le risposte

Su ammortamenti, rimanenze e scritture di assestamento il docente di solito vuole vedere se sai collegare la logica economica con la rilevazione contabile di fine esercizio. Non basta definire i singoli istituti: devi spiegare perché si fanno le rettifiche e quali effetti hanno su reddito e patrimonio.

In due minuti: L’ammortamento serve a ripartire il costo di un bene pluriennale lungo la sua utilità economica, in modo sistematico e razionale. Le rimanenze vanno valutate al minore tra costo e valore di realizzo, usando criteri come FIFO, LIFO o costo medio, perché il magazzino influisce sia sul reddito sia sul capitale. Le scritture di assestamento completano il principio di competenza, imputando costi e ricavi all’esercizio corretto. Dentro questo blocco rientrano anche ratei, risconti, accantonamenti e fondi, che servono a rappresentare correttamente obbligazioni e quote di costo o ricavo non ancora maturate pienamente. Alla chiusura, i conti economici vengono portati a risultato e i conti patrimoniali restano nello stato patrimoniale.

I termini che il prof si aspetta: ammortamento · piano di ammortamento · valore residuo · quota costante · rimanenze finali · FIFO · LIFO · costo medio ponderato · ratei · risconti · accantonamenti · fondi per rischi e oneri · principio di competenza.

Le domande che escono all'esame

  1. Che cos’è l’ammortamento e qual è la sua funzione economica?

    L’ammortamento è il procedimento con cui il costo di un bene a utilità pluriennale viene ripartito tra gli esercizi in cui il bene contribuisce alla produzione del reddito. Serve a rappresentare il consumo dell’utilità economica del cespite e a rispettare il principio di competenza. Non è una valutazione di mercato del bene, ma una ripartizione sistematica del costo.

    Cosa vuole sentire: Vuole che tu dica che l’ammortamento è una ripartizione del costo, non una svalutazione generica. Errore tipico: Confondere l’ammortamento con la perdita di valore di mercato o con un semplice movimento finanziario.

  2. Come si costruisce un piano di ammortamento?

    Il piano di ammortamento stabilisce la base ammortizzabile, la vita utile stimata e il criterio di riparto delle quote negli esercizi. In genere la base è data dal costo al netto del valore residuo, se stimabile, e le quote vengono calcolate in modo sistematico lungo la durata utile. Il punto decisivo è che il criterio scelto deve essere coerente con il modo in cui il bene genera utilità.

    Cosa vuole sentire: Vuole sentire gli elementi del piano e il legame con la vita utile. Errore tipico: Dire solo che si divide il costo per gli anni, senza parlare di valore residuo e criterio coerente.

  3. Quali sono i criteri di valutazione delle rimanenze e che logica hanno?

    Le rimanenze si valutano generalmente al costo, con il limite del valore di presumibile realizzo, per evitare di iscrivere attività a valori non recuperabili. I criteri più usati per determinare il costo sono FIFO, LIFO e costo medio ponderato. FIFO attribuisce ai consumi i costi più antichi, LIFO quelli più recenti, mentre il costo medio attenua le oscillazioni dei prezzi.

    Cosa vuole sentire: Vuole che tu distingua il criterio di costo dal principio del minore tra costo e realizzo. Errore tipico: Presentare FIFO, LIFO e medio come se fossero il principio di valutazione finale, senza il vincolo del realizzo.

  4. Mi spieghi la differenza tra FIFO, LIFO e costo medio ponderato?

    Con FIFO si presume che escano per primi i beni entrati per primi, quindi le rimanenze finali sono formate dagli acquisti più recenti. Con LIFO si assume il contrario, cioè che restino in magazzino i lotti più vecchi; con il costo medio, invece, il valore unitario è una media dei costi sostenuti. La differenza importante è che ogni criterio distribuisce in modo diverso il costo tra costo del venduto e rimanenze finali.

    Cosa vuole sentire: Vuole una distinzione tecnica e l’effetto economico sui valori di bilancio. Errore tipico: Descrivere i metodi solo come regole astratte, senza dire l’effetto su rimanenze e risultato.

  5. Che cosa sono i ratei e i risconti?

    I ratei sono quote di costi o ricavi già maturate economicamente ma non ancora rilevate finanziariamente, mentre i risconti sono quote già rilevate finanziariamente ma non ancora maturate economicamente. Servono a imputare a ciascun esercizio la sola parte di competenza. Quindi i ratei fanno emergere un credito o un debito presunto, i risconti rettificano un costo o un ricavo anticipato.

    Cosa vuole sentire: Vuole la distinzione di competenza e la logica finanziaria sottostante. Errore tipico: Invertire ratei e risconti o trattarli come semplici ‘storni’ senza logica economica.

  6. Qual è la differenza tra accantonamenti e fondi per rischi e oneri?

    L’accantonamento è la quota di costo di competenza dell’esercizio destinata a coprire un rischio o un onere futuro, mentre il fondo è la passività stimata che si iscrive in bilancio per rappresentare quel rischio o onere. L’accantonamento riguarda il conto economico, il fondo il patrimonio netto? No: il fondo sta nello stato patrimoniale tra le passività o poste analoghe, a seconda della classificazione adottata. Il senso è anticipare economicamente un evento probabile o un’obbligazione di ammontare o scadenza incerti.

    Cosa vuole sentire: Vuole che tu capisca il nesso tra costo di competenza e passività stimata. Errore tipico: Dire che il fondo è un costo oppure confondere il fondo con una riserva.

  7. Perché le scritture di assestamento sono necessarie alla fine dell’esercizio?

    Sono necessarie per applicare correttamente il principio di competenza economica, cioè per imputare all’esercizio costi e ricavi che gli appartengono anche se non sono ancora stati completamente rilevati. Senza assestamento, il risultato d’esercizio sarebbe distorto e il patrimonio non rappresenterebbe bene la situazione aziendale. Le scritture di assestamento comprendono integrazioni e rettifiche.

    Cosa vuole sentire: Vuole che tu colleghi assestamento, competenza e attendibilità del bilancio. Errore tipico: Ridurre l’assestamento a una mera formalità di chiusura contabile.

  8. Come distingui scritture integrative e scritture rettificative?

    Le scritture integrative rilevano costi o ricavi di competenza dell’esercizio che non sono ancora stati registrati, come accade per i ratei o per alcuni accantonamenti. Le scritture rettificative, invece, rinviano all’esercizio successivo quote di costi o ricavi già rilevati ma non ancora di competenza, come nei risconti. La distinzione dipende quindi dal fatto che la competenza sia da far emergere o da rinviare.

    Cosa vuole sentire: Vuole una distinzione operativa chiara, con esempi coerenti. Errore tipico: Dire che entrambe sono solo rettifiche, senza distinguere integrazione e rinvio.

  9. Che cosa succede in chiusura dei conti?

    In chiusura si portano i conti economici al risultato d’esercizio, chiudendo costi e ricavi nel conto economico di sintesi. I conti patrimoniali, invece, vengono trasferiti allo stato patrimoniale iniziale dell’esercizio successivo. È il momento in cui il bilancio viene reso coerente e i saldi vengono determinati in modo definitivo.

    Cosa vuole sentire: Vuole che tu sappia distinguere la funzione di chiusura dei conti economici e patrimoniali. Errore tipico: Dire genericamente che ‘si chiudono tutti i conti’ senza spiegare il passaggio al risultato.

  10. Se i prezzi di acquisto aumentano, come cambiano in genere FIFO, LIFO e costo medio?

    In presenza di prezzi crescenti, FIFO tende a lasciare in rimanenza i costi più recenti, quindi rimanenze finali più alte e costo del venduto più basso. LIFO fa l’opposto, perché imputa al consumo i costi più recenti, aumentando il costo del venduto e riducendo il risultato. Il costo medio produce un effetto intermedio e più smussato.

    Cosa vuole sentire: Vuole che tu sappia leggere l’effetto economico dei criteri di magazzino. Errore tipico: Parlare solo di valori assoluti senza collegarli a utile e rimanenze.

  11. Come colleghi ammortamento e rimanenze al principio di competenza?

    Entrambi servono a misurare correttamente il reddito di periodo. L’ammortamento distribuisce nel tempo il costo di un bene pluriennale, mentre le rimanenze sospendono la quota di costo dei beni non ancora venduti o consumati. In entrambi i casi si evita di attribuire all’esercizio costi che non sono di sua competenza oppure di omettere costi che invece lo sono.

    Cosa vuole sentire: Vuole un collegamento concettuale, non due definizioni separate. Errore tipico: Trattare ammortamento e magazzino come temi indipendenti senza il filo della competenza.

  12. Come colleghi ratei, risconti e accantonamenti alle scritture di assestamento?

    Sono tutti strumenti di assestamento, ma agiscono in modo diverso: i ratei integrano costi o ricavi già maturati, i risconti rettificano quote già rilevate ma non ancora maturate, gli accantonamenti stimano costi futuri di competenza dell’esercizio. Insieme rendono il bilancio più corretto perché allineano manifestazione finanziaria e maturazione economica. Il punto comune è la competenza; la differenza sta nel tipo di disallineamento da correggere.

    Cosa vuole sentire: Vuole che tu sappia mettere insieme i tre istituti in un quadro unico. Errore tipico: Elencarli uno per uno senza dire che sono tutte tecniche di assestamento.

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Le risposte vaghe che non passano

«L’ammortamento è quando un bene si consuma nel tempo e quindi lo si mette a conto economico.»
Meglio: L’ammortamento è la ripartizione sistematica del costo di un bene pluriennale tra gli esercizi della sua utilità economica, così da rispettare la competenza.
«Le rimanenze si valutano con FIFO, LIFO o media, scegliendo quello che conviene di più.»
Meglio: Le rimanenze si valutano secondo un criterio di costo coerente, ma sempre entro il limite del minore tra costo e valore di presumibile realizzo; FIFO, LIFO e costo medio sono metodi di determinazione del costo, non una scelta opportunistica.
«Ratei e risconti servono a sistemare i conti a fine anno.»
Meglio: I ratei integrano quote di competenza già maturate ma non ancora rilevate, mentre i risconti rinviano quote già rilevate ma non ancora di competenza; servono ad applicare il principio di competenza.

I collegamenti che fanno salire il voto

Come ti valuta la pagella su ammortamenti, rimanenze e assestamento

Un'interrogazione si valuta su quattro criteri. Ecco cosa fa la differenza in questo argomento:

CriterioCosa fa la differenza qui
Conoscenza dei contenutiFa la differenza saper definire bene ogni istituto e distinguerne la funzione contabile ed economica.
Correttezza espositiva e lessico specificoConta molto l’ordine: prima competenza, poi ammortamenti, poi rimanenze, poi ratei-risconti e accantonamenti.
Capacità di analisi e collegamentiIl docente premia se sai spiegare l’effetto dei criteri di valutazione su reddito, patrimonio e attendibilità del bilancio.
Autonomia nell'argomentareSalire di voto significa collegare gli istituti tra loro e motivare la logica delle scritture, non solo elencare definizioni.

Domande frequenti

Da dove parto se ho poco tempo?
Parti dal principio di competenza e poi ripassa ammortamento, rimanenze e ratei-risconti: sono i tre blocchi che il docente chiede più spesso insieme.
Cosa devo saper dire bene per non sbagliare?
Devi saper distinguere ammortamento da svalutazione, ratei da risconti e criteri di costo del magazzino da principio di minore tra costo e realizzo.
Come posso collegare questo argomento ad altri temi d’esame?
Collegalo al bilancio d’esercizio e alla competenza economica: lì si vede davvero perché le scritture di assestamento sono necessarie.

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